Milano non è il luccichio di piazza del Duomo, ma l'asfalto rovente della sua periferia. Gioele, giovane artista mancato, vive tra i gradoni della curva di San Siro, dove sfoga la sua vena creativa con spettacolari coreografie, e l'ombra del bar di Gianni, dove il tifo è la maschera di un potere criminale che si esercita a colpi di martello. Mentre la città attende febbrile il derby che vale lo scudetto, un soldato del branco sparisce nel nulla con un carico di droga. La caccia al traditore trascina Gioele dentro le pieghe della metropoli, dai condomini-alveare di Segesta alle ville inaccessibili del centro, svelando le ferite profonde di una città che nasconde il marcio dietro facciate di beneficenza e ipocrisie istituzionali. In questo noir urbano e viscerale, il grido identitario "Milano siamo noi" diventa l'epica feroce di chi ha scelto di essere spigolo e nervi. Al suo esordio, ruvido e incalzante, Domenico de Musso racconta un uomo con le spalle al muro, in cerca di un'ultima verità tra il nero dei fumogeni e il sapore ferroso del sangue in fondo alla gola.